Instagram: l’era mobile della food experience

Instagram Food Experience

Diciamo subito una cosa. Se Pinterest è il social network più amato dai marketer e dagli amanti del food&beverage, i trend di settore confermano nel 2013, la crescita inarrestabile dell’utilizzo di Instagram da parte degli utenti sempre più coinvolti nella generazione e condivisione delle loro food experience in real time.

Ormai è assodato che nella cultura dei nostri giorni, non si concepisce più il concetto di mangiare soltanto per necessità, non si vuole trascurare il piacere culinario, assaporare i gusti, vivere il cibo come un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. E, con la tecnologia mobile che ci accompagna ogni giorno con i nostri inseparabili smartphone e tablet, diventiamo fotografi in tempo reale delle nostre food experience. Nato e ideato per gli smartphone, Instagram è diventato oggi il protagonista indiscusso nelle logiche di visual marketing virale e senza dubbio l’introduzione dei filtri, che permettono di dare uno stile e un effetto speciale alle foto rendendole delle piccole opere d’arte, ha contribuito indubbiamente al successo dell’applicazione.

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Cucinare e Degustare a occhi aperti…con Pinterest!

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Che vi piaccia o no, che siate iscritti o no, se volete cucinare e degustare a occhi aperti, non potete fare a meno di Pinterest. E’ senza dubbio diventato il social network più amato dai marketer e blogger del settore food&beverage, senza dimenticare che detiene anche la più rapida crescita in assoluto con 12 milioni di nuovi utenti al mese. E le aziende l’hanno capito, tanto è vero che recenti ricerche americane condotte da Emarketer, hanno dimostrato che i brand stanno acquistando sempre più fiducia nei servizi di visual social media marketing.

Se Twitter e Facebook rimangono stabili ai loro posti, i brand preferiscono anche mettersi in mostra in servizi come Pinterest (con un aumento del 6% negli ultimi 3 mesi), dove la fotografia e i contenuti multimediali sono di maggiore impatto, a conferma di come la forza dello storytelling visivo la faccia da padrone sui contenuti di testo.

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In giro per il mondo alla scoperta se “l’abito fa il vino”

Moët & Chandon Collection Pointe de DiamantUn noto proverbio dice: “L’abito non fa il monaco”. E per il vino? L’abito, ovvero il packaging, veste il vino?  E’ evidente che la qualità del vino è l’elemento fondamentale ed indispensabile per garantire la qualità del prodotto ma, in un mercato fortemente concorrenziale come quello del wine, possiamo rispondere che il packaging veste davvero il vino, oltre ad avere un ruolo determinante nella presentazione e comunicazione del prodotto, in particolare per i consumatori meno esperti.

Da diversi studi è emerso che, almeno per il consumatore poco informato, che rappresenta la grande maggioranza del mercato, è fondamentale il primo impatto offerto dal prodotto nel punto vendita, soprattutto negli acquisti effettuati nella grande distribuzione, senza dimenticare che il packaging influenza la scelta del vino anche in funzione delle diverse occasioni di consumo. Gli elementi in gioco sono molti: la dimensione e il colore del vetro, la forma dell’etichetta, i materiali utilizzati, le informazioni accessorie, ecc.

In Viaggio…
E con questa rubrica voglio iniziare un viaggio in giro per il “Vecchio” e “Nuovo” Mondo, ma non in ottanta giorni come fecero il gentiluomo Phileas Fogg e il suo cameriere Passepartout nel romanzo di Jules Verne (senza dimenticare che anche nel loro viaggio in mongolfiera i due personaggi non rinunciarono ad una coppa di champagne), ma piuttosto in una mongolfiera “digitale” in giro per le wineries del “Vecchio” e “Nuovo” Mondo, alla scoperta di packaging curiosi, accattivanti, glamour, ironici e di interessante impatto comunicativo.

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